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16 Giu

Ciao, ciao boss. Arriva Holacracy, l'organizzazione di lavoro dove non ci sono capi

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Ideata dal programmatore Brian Robertson, poi diventato imprenditore e guru, fino ad ora è stata adottata da 300 grandi e piccole aziende, tra cui Zappos. C'è chi dice che sia la prossima rivoluzione e chi che si tratti di un flop

Brian Robertson, ideatore di Holacracy  NON avrai altro boss all'infuori di te. Potrebbe essere il primo comandamento di Holacracy, in italiano Olocrazia: una nuova forma di organizzazione aziendale che punta a sostituire la tradizionale gerarchia, con un sistema ad autorità distribuita. Via il superiore, via il subordinato. Livellata qualsiasi asimmetria, demolita la piramide. Si passa a una struttura composta da cerchi, dove ognuno diventa pienamente responsabile del proprio lavoro. Un approccio elaborato da Brian Robertson: programmatore statunitense che, stufo dei modi di operare sperimentati nelle imprese di cui era dipendente, nel 2001 ha deciso di fondarne una propria. La Ternary Software.

"È stato un laboratorio", ha scritto Robertson nel libro 'Holacracy: The new management system for a rapidly changing world', uscito nel giugno del 2015. "L'ho messa in piedi solo per dare risposta a un quesito che mi affliggeva: Che cosa impedisce alle persone di implementare un'idea? E, più in generale, di progettare ciò che credono di riuscire a fare meglio?". Per individuare la soluzione ha testato nella startup appena creata diversi modelli gestionali. C'è una breve parentesi sociocratica, che prevede politiche adottate in base a un consenso strutturato, poi abbandonata. A far breccia definitivamente nel cuore dell'informatico è invece la teoria degli oloni: parola coniata da un giornalista e scrittore ungaro-britannico, Arthur Koestler, per indicare qualcosa che è allo stesso tempo un intero e una parte. Da qui il nucleo fondante della filosofia Holacracy, con tanto di costituzione, in continua evoluzione. Procedendo per errori e tentativi, si è oggi arrivati alla versione 4.1. E a HolacracyOne, la compagnia che si occupa di svilupparne e diffonderne il verbo.

Tratto da Repubblica del 02 marzo 2016

 

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