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16 Giu

Senza capi né sottoposti: negli uffici in cui detta legge Holacracy

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Tra i dipendenti di ARCA, la multinazionale dove comanda Holacracy: "Tutti hanno diritto di parola"

Come funziona ce lo racconta via Skype Olivier Compagne, francese trapiantato negli Stati Uniti, al servizio dell'azienda messianica: "Immaginate un sistema operativo, come Windows, o Mac Os, oppure Linux: ecco, Holacracy è proprio così. Non prescrive la maniera in cui le cose vanno fatte, si limita a stabilire le regole alla base del gioco: come devono funzionare le relazioni lavorative per far sì che tutti pedalino nella stessa direzione. Chi dice che non ci sia una struttura, che sia pura anarchia, si sbaglia. Si tratta semplicemente di un'architettura diversa". Una terza via, insomma. Verso cui il primo passo è la definizione dei ruoli di ciascun cerchio, dentro cui si dissolve il precedente impianto verticistico, come di ciascun membro (cioè di ogni impiegato). Gli incarichi possono essere molteplici, mutare per adattarsi a delle esigenze sempre differenti, e soprattutto vengono stabiliti in piena trasparenza: chiunque sa chi si occupa di cosa, grazie all'aiuto di una web app, GlassFrog, che tiene traccia delle attività. Si fa maggior chiarezza, si eliminano le aspettative implicite, e aumenta l'autonomia individuale. Non senza controindicazioni. "Con Holacracy ho avuto l'opportunità di esprimermi liberamente, attraverso la mia creatività", conclude Compagne. "Ma l'aumentata responsabilità se, da un lato, è stimolante visto che ti consente di crescere. Dall'altro, è come fosse uno specchio che riflette te stesso. A volte è comodo lamentarsi e basta, crogiolarsi nella posizione della vittima. In questa disposizione non è più possibile: quando una dinamica non ti va bene, hai modo di proporre il cambiamento che desideri".

Nella filosofia di Robertson credono ormai circa 300 aziende, sparse per il globo. Più in Europa che negli Stati Uniti. Esempi celebri? Medium (che ha annunciato da poco di averla abbandonata): la piattaforma a metà tra il social e il blog ideata dal cofondatore di Twitter, Evan Williams. O Zappos: negozio online di scarpe e vestiti di proprietà di Amazon. Qui nel 2013 è stato l'amministratore delegato, Tony Hsieh, a prendere la decisione: da ora in avanti basta capetti, benvenuta collaborazione. E di recente ha persino concesso a coloro che non sono d'accordo con quest'ultima strategia di abbandonare la società. In cambio di una consistente somma di denaro. Il risultato? Fino ad ora 260 persone, su 1500, hanno fatto i pacchi. Un esodo che continua. E che ha sollevato verso Holacracy curiosità, scetticismo, irrisione. Alcuni hanno individuato nel metodo di gestione alternativo il responsabile della fuga. Altri hanno messo sotto i riflettori la generosa buonuscita. Un'unica certezza: si è sempre meno contenti della vecchia gerarchia, considerata un retaggio del passato. Basti pensare al 'progetto Aristotele' con cui per cinque anni Google ha cercato la formula giusta per creare il team perfetto: empatia, rispetto, consolazione dei colleghi quando è necessario. Come a IBM, alla General Electric Company, e ad Audi: colossi impegnati a cercare altri modelli. La ragione primaria della loro esigenza però è tutt'altro che nobile.

"Il mondo sta cambiando velocemente", ci spiega Mort O'Sullivan, ceo di ARCA: società specializzata in tecnologie per l'automazione dei pagamenti, con una base anche in Italia, che ha adottato Holacracy nell'estate 2014. "Le organizzazioni hanno bisogno di esser resilienti e di adattarsi ai cambiamenti del mercato, e dell'ambiente circostante, più rapidamente di prima. Quindi le decisioni devono esser prese con maggior celerità. E per farlo è necessario ripartire il potere. Perciò credo che in molti adotteranno presto sistemi del genere". Dove non avrai più boss all'infuori di te, è vero, ma solo perché l'ha scelto lui.

Tratto da Repubblica del 02 marzo 2016

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